Mi piace ancora usare la parola "compagni".
Per me i compagni sono coloro che amano la verità, la giustizia e la bellezza. E considero perciò compagni molti cattolici, fra i pochi in Italia che ancora le amano e le cercano veramente. Che non sono superficiali nel giudicare e nel condannare. Non sono, si badi bene, quei cattolici che piacciono tanto ai giornalisti di Repubblica, sempre pronti a vergognarsi di sè per non essere abbastanza aggiornati e ye ye in base ai parametri fissati dal pensiero unico del capitalismo avanzato pseudo-progressista e pseudo-tollerante (cioè tollerante solo con tutto ciò che non offre resistenza al non senso, con ciò che indebolisce le persone, la loro dignità e coscienza). Tutt'altro. Ad esempio, Il piccolo Zaccheo, nel suo blog.
Leggete questo post e i commenti, a proposito del famoso documentario sulla pedofilia, seguendo i vari link, in particolare quello di Angelo Bottone. (il quale successivamente ha inserito una spiegazione della faccenda "crimen sollicitationis" scritta da un giornalista de L'Avvenire). Io non ho studiato la cosa direttamente.
Ad un commentatore che scrive divertito "ehm, mi inquieta il fatto che la maggiore preoccupazione dei commentatori sia l'arrivo della tempesta e non il contenuto del documentario ... Alla BBC non sono candide verginelle ma gay anticattolici, dice Berlic. E questo gli toglie il diritto di parola, vero?", Luigi risponde:
"Diritto di parola? Caro Ferrigno, chi se ne frega di porre la questione in questi termini? A me in ogni caso interessa la verità, chiunque la dica. E invece vedo tanta propaganda interessata, tante calunnie, tanta demonizzazione. Un uomo veramente libero se ne renderebbe immediatamente conto (e infatti, questo accade: vd. le analisi di un Philip Jenkins, non cattolico, sul fenomeno pedofilia e Chiesa cattolica negli USA). Quanto al fatto in sé, o più in generale alle porcherie della Chiesa, non mi sogno di negarle né di chiudere gli occhi di fronte ad esse. Non l'ho mai fatto. Me lo insegna la mia stessa appartenenza: sta scritto - diciamo così - nel dna di un cristiano. Anche se la sua analisi del male si svolge ad altri livelli, spesso con criteri diversi rispetto a quelli di una coscienza non cristiana. Prendiamo allora il caso di un prete pedofilo. Non credi che la cosa, a conti fatti, darebbe più fastidio a un cattolico, che a un non cattolico? Ma la pedofilia del prete, dipenderebbe forse dal suo essere prete, o non piuttosto dal suo venir meno all'essere prete, e in maniera ancor più profonda dal venir meno al suo essere uomo? E questo venir meno, donde deriva? Sono queste le domande che mi porrei, di fronte a un singolo caso. Non perderei tempo in tattiche mondane o sociologismi. Né mi accontenterei, certamente, della sentenza di un tribunale. In effetti, mi piacerebbe che tanta criticità venisse applicata fino in fondo, anche ad altri campi. Giusto per capire come mai un problema che non deriva in alcun modo dal cattolicesimo (né può esser limitato ad esso) venga con forza rimarcato per il cattolicesimo. Di fronte a un'orchestrazione mediatica come quella che vedo, le mie domande sono altre: di chi fa il gioco, questa cosa? qual è l'interesse di tutto ciò, se non la pura diffamazione? Se la perizia delle informazioni disponibili è infatti quella d'un filmato delle "Iene", o di un pugno di giornalisti che sproloquia al fine ultimo di delegittimare un "avversario politico", o delle lampanti inesattezze di un editoriale su Repubblica e di una vignetta di Vauro (che a volte fa proprio il suo mestiere di buffone di corte), allora permettimi di dissentire. Permettimi, cioè, di spostare la mia attenzione sul cui prodest dell'operazione. Sulle modalità di quest'ennesima diffusione di états d'esprit. "
