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domenica, 18 maggio 2008

Gli errori si pagano

"Per discernere se una cosa è bella o no, noi non riferiamo la rappresentazione all'oggetto mediante l'intelletto, in vista della conoscenza; ma, mediante l'immaginazione (forse congiunta con l'intelletto), la riferiamo al soggetto, e al suo sentimento di piacere o dispiacere. Il giudizio di gusto non è dunque un giudizio di conoscenza, cioè logico, ma è estetico; il che significa che il suo fondamento non può essere se non soggettivo." (Kant, Critica del giudizio, incipit - 1790. Trad. dalla edizione di Laterza)

E'  sconcertante constatare quanto un inizio così errato (direi, cosi degenerato), questa elevazione a filosofia di una opinione di infima lega. abbia potuto avere tanta responsabilità in più di due secoli di sviamenti in campo artistico, sia del pubblico, che dei critici, che degli artisti. 

 

postato da: Aragonbiz alle ore 10:05 | link | commenti (12)
categorie: arte, idee
venerdì, 16 maggio 2008

Oggi sono Rom

I fatti, e il clima politico giornalisti di questi giorni sono assai preoccupanti.
Degli uomini oggi nello schieramento al governo, il meno peggio mi è sembrato, sulla questione,. Formigoni, il quale ha affermato, a proposito delle violenze contro i Rom: "non si può accettare che ci si faccia giustizia da soli". GIUSTIZIA?  Ma si rende conto, di quel che dice? Ed è il meno peggio.
Degli uomini politici dello schieramento di opposizione, ho sentito 4 balbettii confusi. Si vede che avevano ancora in testa le "verità" di Maurizzietto Gasparri "Hanno vinto, quindi hanno ragione".
Fair play, Uolter, fair play. Pogrom? Deportazioni di massa? Si può fare, yes we can. Loft, too cool  ... into cool ...
Di quel che ho letto, giornali compresi, sul tema, mi sono sembrati i più precisi i post di Carlo Gambescia e di Miguel Martinez (una serie di 3 post, a scendere da questo)
postato da: Aragonbiz alle ore 17:41 | link | commenti (6)
categorie: democrazia in italia
giovedì, 15 maggio 2008

Per chiudere : morte e rinascita della utopia ambigua

letatlinChi non è mai stato comunista non può saperlo. Esiste una reale innocenza nell'esserlo, fino a quando - ed è sempre un momento che arriva - l'utopia non matura i suoi frutti illusori; quando o cessa d'essere utopia concretizzandosi, o è costretta a morire, per forza delle idee vere. Quel momento non è un momento storico - può esserlo, certo - ma è un momento chiaro, nella coscienza di ciascuno.
C'è qualcosa nella idea del comunismo, che stranamente lo associa al sogno del volo. La città utopica di Cabet, era chiamata Icaria. Tatlin mise tutte le sue forze per costruire un ornittero volante, il Letatlin.
Gaber scrisse, nel suo famoso "qualcuno era comunista" : Qualcuno era comunista .... Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita."
Quel momento, in cui l'utopia, per forza di cose, cade o si trasforma, corrisponde alla perdita di innocenza.  Ed è dura. Prendere coscienza che in realtà, non si era fatto altro che rendere sacrifici umani ad un Moloch.
Per essere ancora innocente, per essere davvero fedele al buono del tuo sogno, dovrai negarlo. Dovrai rinnegare tutto, in te stesso, di quel che eri, di quel che pensavi. Solo se avrai il coraggio di perderti, potrai ritrovarti.

In qualche modo, questa perdita d'innocenza - sul piano storico - avvenne in Italia dalla fine degli anni '70 alla caduta del muro di Berlino, data anche simbolica che Dio, o il destino, se preferite, assegnò come termine ai comunisti per scegliere che fare della propria innocenza perduta.
Tornando al "racconto urbanistico" della sinistra, si parlò molto, nel corso degli anni '80, della fine delle "grandi narrazioni" e delle utopie, a cui corrispondeva la fine del "Piano onnicomprensivo" e del mito della sua scientificità, della sua capacità di prescrizione e di previsione. Il ritorno al disegno urbano, all'intervento piccolo, di ricucitura. Il ritorno del senso urbano della strada, della piazza, fuori dalle utopie moderniste, appunto. Post moderno.

Ma lì, si presentò un bivio (ancora, l'ambiguo). E lì, buona parte della cultura post-comunista, quella che non scelse l'innocenza, finì per inginocchiarsi ad un nuovo Moloch, quello ancora in piedi, possente, splendente e terrificante. Sua maestà, Il Capitale.





mercoledì, 14 maggio 2008

Sinistra, politica urbanistica (3) - Proletari (e no) in scatola

Ricordi

Studente al primo anno, mi fu dato di frequentare un corso di "composizione architettonica". Il corso era tenuto da un professore che apparteneva alla cosiddetta "cellula" (la cellula dei PCI dei docenti della facoltà). Il tema era la progettazione di edilizia collettiva residenziale. Si partiva da una analisi delle "funzioni" dell'abitare: dormire, mangiare, andare di corpo, lavarsi, preparare i pasti, fino a leggere, ascoltare musica, ecc. Ogni funzione veniva associata ad attrezzature e spazi di svolgimento (basati sulla antropometria). Venivano precisati dunque gli "spazi minimi" per la soddisfazione delle funzioni, si indagava la loro eventuale sovrapposizione spazio-temporale. Alcune funzioni, era poi meglio, sotto il profilo spazial-economico, che fossero soddisfatte in "spazi collettivi residenziali": ad esempio, lavare gli indumenti, oppure soggiornare.
RHG_mvs_hill_HPIl modello di abitazione era in sostanza dato: abitazioni pluripiano, piuttosto alte, con nuclei di servizio in cui le "funzioni" di rango superiore erano collettive con il duplice obiettivo di soddisfarle meglio e più economicamente. Fra gli esempi da seguire, in tal senso, erano proposti il Corviale, o l'Unitè d'Abitation. L'aggregazione urbanistica di questi edifici era in elementi seriali, disposti secondo l'asse eliotermico.
Ogni altra considerazione era espunta dai ragionamenti.
Forse qualcuno, non obnubilato dallo studio accademico della architettura, si domanderà : "ma allora sei molto vecchio! Avrai fatto il primo anno d'università negli anni della ricostruzione post-bellica, in cui c'era necessità di ricostruire molte abitazioni in breve tempo! "
Beh, un po' vecchio si, molto vecchio no. Erano gli anni '80. 

Intendiamoci: nel 1983, pare, era già buono che si disegnasse qualcosa, lì dentro. Colleghi più anziani, laureati negli anni '70, mi raccontano di non aver preso mai una matita in mano durante il corso di laurea: seminari, autogestiti o meno, elaborazione di documenti (scritti da 2-3 persone per il conseguimento di una "fiscalizzazione" (si diceva così, è incredibile) del voto cum laude per un numero enorme di persone, magari aggregatesi solo il giorno dell'esame, per la "fiscalizzazione". Nel 1984, un professore di architettura d'interni, dichiarò pubblicamente che il sovraffollamento del suo corso non era derivato dalla sua bravura, ma solo dal fatto che lui semplicemente faceva progettare sulla materia del suo corso, laddove per anni e a volte ancora allora per retaggio, alcuni corsi progettuali trattavano meticolosamente sugli aspetti sociali, sul problema della casa (con immancabili letture de "La questione delle abitazioni" di F. Engels e, addirittura, pare anche talvolta in anni precedenti, su come realizzare una bottiglia molotov), insomma, tanto "blablaismo", ma nessun insegnamento sullo specifico disciplinare, nessun disegno, ecc. ecc. Roba borghese (alcuni dicevano, con un neologismo antipatico "remediale", nel senso che si limitava ad offrire un rimedio sovrastrutturale ad un sistema strutturalmente cattivo.)

L'utopia ambigua
Ma bando a questi ricordi : quel che è importante, è che il professore della "cellula", si muoveva molto probabilmente in un universo mentale più vicino al Le Corbusier degli anni '30, o ancor più all'urbanista sovietico Strumilin (classe 1877), che non a quello di un cittadino del suo tempo, di un operaio del suo tempo. Forse, più vicino a Fourier che ai suoi studenti. Si muoveva totalmente all'interno della Utopia progressista, tecnocratica, fondamentalmente meccanicista, e forse più adatta, in realtà, a fornire strumenti al capitalismo che al socialismo. Scrisse acutamente, a proposito delle utopie progressiste ottocentesche, Francoise Choay : "L'autoritarismo politico di fatto, che in tutte queste proposizioni viene dissimulato da una terminologia democratica, è legato all'obiettivo comune, più o meno bene accettato, del massimo rendimento. Lo si può vedere bene in Owen, che non esita a confrontare, in termini di redditività, il buon uso degli "strumenti meccanici" con il buon uso di "quelli viventi". Questa è anche l'ossessione di Fourier ...." (in La Città. Utopie e realtà 1965, edito da Einaudi 1973-2000). Era pazzesco che un qualificato addetto ai lavori (e non era certo parte della minoranza) non si accorgesse allora, negli anni '80, che questo insistere coi cascami di questa utopia e dei suoi a dir poco deludenti sviluppi nel corso del '900 non fosse affatto realmente progressista, ma invece uno strumento - nella prassi reale - per segregare socialmente gli uomini (i ricchi, nelle ville o negli attici, gli altri, nei grandi edifici condominiali in zone brutte), per sottrarli al contatto diretto con le cose, con la terra, per renderli asserviti, individui nudi, soli, fuksas3sradicati, ed alla stregua di "strumenti meccanici" facilmente controllabili attraverso una soddisfazione dei loro bisogni da uomo macchina  "con il massimo rendimento", cioè con minima spesa, minimi rischi e massimi ricavi.
Eppure, ancor oggi, forse ancor più che 20 anni fa, l'utopia tecnocratica ritorna con ancor maggior vigore, magari sotto le false spoglie della "sostenibilità ambientale", del disegno bizarro, delle forme casuali ed apparentemente libere. E  in Italia, spesso sono proprio gli architetti "di sinistra" ad esserne alfieri.  Ma sapete che vi dico? La sinistra e la destra NON ESISTONO. Esistono cose belle e cose brutte, cose giuste e ingiuste, cose buone e cose cattive.
(per stavolta, ho finito)

Illustrazioni:
1) Una vista di "Robin Hood Gardens" complesso residenziale londinese di edilizia pubblica, progettato negli anni '60 dagli Smithson (realizzato nel 1972), che molto probabilmente verrà demolito (vedi qui). A mio parere, non bisogna dolersene, nonostante sia un edificio di alta qualità progettuale (anche se, a quanto pare, con diversi inconvenienti costruttivi e sociali ... cercami su Wiki Robin Hood Gardens ... ). Tipi architettonici urbanistici sbagliati, restano sbagliati nonostante la qualità del disegno.

2) Una vista del plastico per la zona ex Fiat Avio proposta da Massimilano Fuksas, con il suo grattacielo della Regione Piemonte. Le Corbusier faceva queste cose, molto meglio, più di 70 anni fa. Chi è il "progressista" e chi il "reazionario"?

 

martedì, 13 maggio 2008

Grazie Travaglio

marco travaglioNon sapevo che l'on. Schifani, eletto in questi giorni a seconda carica dello Stato,  fu socio, nella "Sicula Brokers" di alcuni mafiosi (comunque, condannati per associazione mafiosa)*.
Mi sembra una notizia troppo rilevante, perchè una persona mediamente informata non lo sappia, quindi ringrazio Marco Travaglio che, unico, l'ha fatto notare. E lo ringrazio più caldamente alla faccia di tutti i politici e i loro lacchè della Rai che lo hanno additato come un pericolo pubblico, un delinquente.
"Mangano eroe"? Ma sì, non sottilizziamo, sempre a stare sulle parole, noiosi! .... . "Abbiamo i fucili caldi"? E' una metafora, una battuta. Che, non hai senso dell'umorismo? ...
"Schifani è stato socio di alcuni mafiosi" ? VERGOGNOSA IMBOSCATA (Matteoli) "INACCETTABILE" (Finocchiaro, della "opposizione" )
Ma andate a cagare, tutti quanti.
Grazie Travaglio.


fuffas* La associazione fu fra il '79 e l'81. Gli ex soci furono indagati diversi anni dopo (per la precisiun, che non è mai troppa, comunque). Nino Mandarà svolgeva ufficialmente l'attività di venditore di carburanti.
(fonte: Wikipedia ... Mario, mi cerchi alla Wikipedia la voce "Schifani"?)
postato da: Aragonbiz alle ore 08:35 | link | commenti (4)
categorie: media, democrazia in italia, d-istruzione di massa
venerdì, 09 maggio 2008

Sx, politica urbanistica - La partecipazione (2)

Partecipazione. Certo. Si sente la necessità di partecipazione alle decisioni riguardo alle trasformazioni territoriali.

Ma quasi sempre, la decisione politica è già presa, e le persone vengono, perlopiù in-formate dopo, e consultate per aspetti secondari, sul come un certo intervento va fatto, non su cosa debba essere fatto.
E' tutto il contrario di quel che si dovrebbe fare!
Infatti, il cosa è politico; il come è invece tecnico.
E la partecipazione del cittadino può soprattutto essere politica,  non tecnica. Tutto è invece al rovescio, oggi. Si fa pensare alle persone che il cosa fare sia dovuto ad un sapere tecnico scientifico, quindi sottratto alla gente, reso opaco; mentre è lì che dovrebbe esserci trasparenza, chiarezza, partecipazione: sono fatti politici.
*************

Si cominciò a parlare concretamente di partecipazione dei cittadini in tema di urbanistica soprattutto durante gli anni '60 negli Stati Uniti. In quegli anni alcuni urbanisti parlarono di "advocacy planning", ossia del servizio svolto da urbanisti e architetti, a favore di comunità, per contrastare, a mo' di avvocati, alcune decisioni urbanistiche che tali comunità trovavano insoddisfacenti, a loro sfavore, ecc.

Oggi in Italia, il tema della progettazione partecipata ha un qualche rilievo. Se osserviamo ad es. il sito di uno studio torinese che si è applicato a fondo su questo tema, si può vedere che alcuni enti pubblici, e anche alcuni imprenditori immobiliari, cercano il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini. Ma che il piano di partecipazione non è mai quello delle scelte di fondo su cosa fare, ma solo quello del come fare.  L'impressione è che dunque, fatalmente, in tal modo il dispositivo della partecipazione - che pur così può avere comunque effetti in qualche modo positivi - sia strumentale ad una mera prevenzione delle possibili conflittualità, o ad una forma di promozione (se effettuata dopo l'intervento) nel caso degli enti pubblici, oppure, nel caso dell'imprenditore immobiliare, ad una strategia di marketing e di studio del consumatore, pilotata appunto dall'artecnico, figura di snodo.

(di alcune esperienze di partecipazione di interventi a scala urbana, ha scritto recentemente qui Emanuele)

***********************************

I modi e le pratiche relative alla partecipazione, in ogni caso, non sono stati sufficientemente esplorati dalla sinistra (e per nulla dalla destra, ma quello è normale).   La Regione Toscana ha varato una legge regionale sulla partecipazione; si può leggere qui.  

A Torino, giunta di sx, mi pare che nemmeno tali tentativi siano stati fatti. Il caso del grattacielo Intesa-San Paolo, e in generale tutta la questione della apertura agli edifici molto alti previsti dal PRG ed alle sue varianti (vedi qui) dimostra che le decisioni importanti vengono comunque prese "in opaco", laddove, a giochi fatti, gli ambientalisti finalmente si svegliano dal loro sonno di bambagia e tentano di realizzare una opposizione puramente di negazione. Inoltre, istituzioni quali l'Urban Center, non paiono affatto orientati verso un reale stimolo alla partecipazione e consapevolezza dei cittadini alle scelte da compiere, quanto piuttosto alla mera promozione presso il cittadino delle scelte già compiute. Un servizio, dunque, verso la giunta, e non verso la comunità (che paga, indirettamente, l'Urban Center e i suoi opuscoli, lussuosi e graficamente à la page.

Il resto, quando capita, vien detto da Report

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Prossimamente, la parte terza,  "proletari in scatola". Chiudo la parentesi sulla partecipazione con una citazione di Platone seguita da un breve commento:

Socrate a Protagora

"... Ebbene, vedo che, quando ci riuniamo in assemblea, se per la città si tratta di costruire edifici, vengono chiamati in qualità di consiglieri gli architetti, se si tratta di navi i costruttori navali e via di seguito per tutte quelle arti che si ritiene possano essere apprese e insegnate. Se, invece, uno qualsiasi, che non sia considerato un competente in materia, si mette a dar consigli .... gli arcieri lo strappano dalla tribuna e lo cacciano via.

Così, dunque, si comportano quando si tratta di materia che ritengono oggetto d'arte; quando, invece, si debba deliberare sul modo di condurre gli affari dello stato, indifferentemente si leva a dare il suo consiglio un architetto, un fabbro, un calzolaio, un commerciante, un marinaio, un ricco, un povero, ... e nessuno muove loro rimproveri come nel caso di prima .... Evidentemente ritengono che la virtù politica non sia insegnabile".  (dal Protagora)


Ora, questo discorso vale solo in parte, in un'epoca in cui le persone non costruiscono più da sè la propria casa, se gli architetti si propongono di modificare il modo di abitare tradizionale delle persone,  e realizzano grandi ensembles di edilizia popolare, e pezzi di città che li comprendono.
Perchè nella materia dell'abitare, è l'abitante il competente oltre che il committente. E in questa materia l'architetto non può vantare una maggiore expertise, specie quando non la tiene in considerazione sacrificandola per esercizi estetici o voglie monumentali (che così, va sulle riviste). E quando l'abitazione diventa merce e prodotto, l'abitante un utente o acquirente. Il modo di abitare, appartiene al cosa fare, non al come fare.

 

Per questo, la partecipazione oggi è un fatto importante anche se trascurato. Per questo gli amministratori e i politici dei partiti di sinistra dovranno stare bene attenti, nei loro loft e nei loro salotti bene, a quel che fanno nelle città. Chiacchiere e distintivo non bastano più.

Se la sinistra pensa di fare la sinistra ad esempio basandoso sugli elementi del tutto astratti e fumosi indicati da Sansonetti, qui citato, fottendosene clamorosamente, in concreto, delle azioni che di fatto incidono sulla vita delle persone,  continuerà a prendere meritate scoppole (e sarà solo una "sinistra al sushi")

Non resisto, cito il secondo, imbecille e ridicolo basamento della sinistra per Sansonetti :
"Secondo, il sostegno alle lotte per rovesciare lo strapotere maschile, e dunque una idea di società non più dominata dal patriarca, e quindi dalla gerarchia, e quindi dai simboli essenziali del pensiero maschile (potere, gerarchia, dominio, ordine, autorità, eterosessualità, tradizione)."

Gli suggerisco dunque caldamente, innanzi tutto e per coerenza, di tagliarsi i coglioni.

E mediti poi, su  Massimiliano FUFFAS


postato da: Aragonbiz alle ore 09:31 | link | commenti (6)
categorie: architettura, svolazzi, democrazia in italia, roba torinese
giovedì, 08 maggio 2008

Sinistra, politica urbanistica (1) + satira del giorno

So che il tema dell'urbanistica non è poi tanto interessante oggi in Italia ed Europa. Non è più, come negli ultimi secoli, la questione di come realizzare le espansioni e i nuovi centri urbani. Tema grosso, oggi in gioco in altri continenti. E' invece, un tema piccolo e forse più difficile: come ripensare, rimodellare e riorganizzare in meglio il prodotto dei secoli passati, in particolare della "città moderna". Tuttavia, ancora sentito, e di una certa vitalità viste le recenti polemiche.
Va da sè che tale questione, affrontata in modo completo, implica ben altri approfondimenti rispetto a quanto verrà detto qui, in modo succinto e di facile comprensione. Comunque, ci proverò.

Entro subito a gamba tesa con tre postulati:
a) il liberismo, una visione del mondo in cui sia sufficiente lasciare esplicare gli interessi - soprattutto economici - dei singoli "attori"  è "di destra"
b) una politica in cui le istituzioni svolgono invece un ruolo di guida e di mediazione di tali interessi in vista di un interesse generale che garantisce e tutela sia gli interessi degli attori economicamente e socialmente "deboli", sia fattori extra economici, è non liberista e "di sinistra".
c) I partiti di sinistra, hanno avuto, da molti anni a questa parte, una politica urbanistica o "di destra", oppure hanno interpretato la loro azione unicamente in direzione di inibire e ostacolare qualsiasi iniziativa di trasformazione, invece di proporre o almeno ricercare una diversa loro concezione, cosa che sarebbe assai opportuno.

Analizziamo a sbozzo grossolano il punto b).
Agli albori del mondo moderno (diciamo, dal 1400 ai primi dell'800), la garanzia di mediazione istituzionale era elargita dal potere assoluto, che autoritariamente imponeva un disegno urbano razionale e coordinato.
La cultura, la scienza, l'arte (non come pratica ma come ratio) erano appannaggio di una aristocrazia che l'applicava. D'altro canto, il popolo, che comunque era depoitario esclusivo di un sapere tecnico-pratico tradizionale aveva elementi di "autogestione" assai ampi: sarà solo nel corso dell'800 che il controllo del terrritorio, l'industrializzazione e l'innovazione tecnica determineranno da un lato il controllo assoluto (e fiscale) di ogni iniziativa, e dall'altro, un "esproprio" di tecniche e saperi propri dei mestieri.
Non mi interessa dire se era meglio o peggio, era un'epoca molto diversa e basta.
Oggi le cose sono enormemente più complesse. Il sapere si è da un lato molto frammentato, dall'altro però è di fatto sempre più, limitatamente alla tecnica, concentrato presso attori privati, in particolare (so che la dizione risulta assai generica), i grandi gruppi capitalistici. Tuttavia, questi gruppi, non sono, per loro costituzione, in grado nemmeno in linea di principio di svolgere il ruolo di mediazione in passato elargita dal potere assoluto. Questa mediazione è comunque, necessariamente, politica e istituzionale.
Queste considerazioni possono portare a direzioni ed approfondimenti i più svariati.
Ora ne considero brevemente uno, su cui da decenni si scatena, più che la pratica effettiva, la retorica della politica urbanistica di sinistra: la partecipazione.
Anzi, ne parlo nel prossimo post, ora racconto un "nanetto".

via_poQuando ero studente universitario (metà anni '80), ebbi una amichetta il cui padre era architetto. Un uomo bello, dai modi raffinati, di estrazione colta, di una famiglia che fu protagonista del '68 a Torino,  espressione di una borghesia intellettuale e quasi aristocratica. Aveva forse la mia attuale età allora. Era sfiduciato, voleva cambiare il suo mestiere, nei cui panni si sentiva un pagliaccio. Non ricordo perchè, ma finimmo a parlare di partecipazione. Io bello ingenuo ed entusiasta nell'indicare nella partecipazione un dispositivo attraverso cui migliorare le cose.
Lui mi disse, pressappoco: "Guarda che non è proprio così. Voi ragazzi, e la gente, qui a Torino, dove ama passeggiare? Ad esempio, in via Po. Una delle espressioni più nette di un disegno autoritario e non partecipato di città: case in divisa. E se qualcuno voleva costruire una facciata diversa da quella prescritta dall'architetto del Duca, ne avrebbe pagato le conseguenze, e gliela avrebbero demolita.
E però, tutti oggi a fare le "vasche" in via Po. E allora, è la partecipazione la chiave di volta?
".
Fantastico, mi fece pensare. Tutto il contrario di certi "polli d'allevamento" della moderna accademia.

(ill. Torino, Via Po da Piazza Vittorio con l'esedra di Guarini, foto "barbata" qui)

*************************
carfagna1Satira del giorno

Mara Carfagna è Ministro delle Pari Opportunità.

PIU' BELLE CURVE PER TUTTE.
martedì, 06 maggio 2008

Progggetti per il futuro del blogghe + le perle della settimana

Il periodo è di quelli che non consentono, neanche in misura minima, di bloggare. Dice il saggio Qoelet "c'è un tempo per bloggare e un tempo per vivere", beh insomma non è proprio così che ha scritto, ma il concetto è quello.

Però, prima o poi in questi gg vorrei infilare due-tre post::

uno è una elucubrazione generale sul rapporto urbanistica/politica/sinistra in Italia proiettato sull'oggi, della serie "esploriamo i motivi della batosta".

Il secondo è dovere di blogger: incatenamento proposto dalla pericolosa donna che scrive

Il terzo, connesso col primo e ancora in tema d'urbanistica, anche se non virato in direzione politica, è il racconto succinto di un saggio di un mio caro professore scritto 21 anni fa, attraverso cui spiegare come alcuni temi, nel tempo intercorso, abbiano subito un arretramento scientifico grave, finendo con il riproporre nella prassi il modello totalmente superato ed errato nella linea della "Ville Radieuse" di Le Corbusier, riveduto e corretto stilisticamente, in modo sempre più irrazionale e folle.

Nel frattempo, mi spiace di seguire con minore costanza i miei amici "blogger"

 *******************************

Registriamo, nel frattempo, le perle della settimana

- Sgarbi ha dichiarato che "Il Giornale" non riceve finanziamenti pubblici, l'unico, il solo, il dell'Unto. Certo, sapevamo della sua "onestà" intellettuale, ma che fosse così stupidamente faccia tosta, lo ignoravo.

- Fini ritiene che uccidere a calci e pugni un giovane sia meno grave che boicottare la Fiera del Libro di Torino, in cui Israele è Ospite d'Onore. Ora, si può certo deprecare il suddetto boicottaggio (purchè poi non si ritenga poi un dovere morale boicottare le Olimpiadi cinesi per via del Tibet). Però, una simile affermazione, va oltre il normale ridicolo di molte dichiarazioni politiche. E' segno di un ottundimento spaventoso, che in confronto i fucili fumanti di Bossi sono acqua fresca, che almeno ha avuto un ictus.

Di questo passo, saremo costretti ad ammettere che il meno peggio è Beppe Grillo. Anche quando si sforza di esagerare, ne spara di meno. Davvero.


postato da: Aragonbiz alle ore 12:24 | link | commenti (6)
categorie: blog, vita quotidiana
domenica, 27 aprile 2008

Poundbury, Krier e il Principe Carlo

krier .Segnalo un breve e non esaustivo mio scritto sul tema in Fulminiesaette. Qui

(a lato, una immagine della torre simbolo di Poundbury, ancora da realizzare, sotto, uno schizzo teorico polemico di Leon Krier, tratti dal volume Leon Krier Architecture & Urban Design 1967-1992, London, Academy, 1992)

 

 


 


 reconstruction


postato da: Aragonbiz alle ore 18:41 | link | commenti (14)
categorie: architettura
martedì, 22 aprile 2008

Tutto il contrario di Berlusconi

lugo(Cattolici e politica )  Mentre il popolo italiano è sempre più abbrutito per considerare questioni di finezza superiore a quelle poste da Paolo Liguori in controcampo, e da Salvini a Radio Padania (è più facile eliminare i topi o i rom?), scopriamo che un vescovo non può candidarsi alle elezioni. Giusto. E' il caso di Lugo, neo presidente del Paraguay: per questo, si è determinato un caso insolito.

In questo blog, viene riportata la notizia, con le varie motivazioni di Lugo e i provvedimenti di sospensione, come riportata dalla agenzia cattolica Zenit.  Lugo ha battuto, pare con dispiacere degli Stati Uniti, il partito "Colorado" al potere da 60 anni, compresi anche quelli di dittatura. Si dice che dopo le elezioni abbia dichiarato :  "Il Paraguay non sarà più il paese della mafia ma il paese dello stato di diritto".

Fra risoluzioni di conflitti di ruolo e posizione politica, insomma, tutto il contrario di Berlusconi.

D'ora in poi, non si potrà più nemmeno dire che l'Italia sta diventando un paese tipo sud-americano. Noi siamo peggio.

postato da: Aragonbiz alle ore 20:40 | link | commenti (28)
categorie: cattolici, democrazia in america