



(non sono impazzito, è colpa del post sottostante)
Ieri, pendolarmente in treno, ho letto il vecchio "Il linguaggio moderno dell'architettura" di Bruno Zevi. Ho letto molto di Zevi in passato, non questo, ma non ho avuto sorprese, in quanto di Z. si può dire quanto dicevano un tempo gli studenti del DAMS di Eco ("è l'uomo con più dialettica del mondo, infatti ha scritto tanti libri dicendo sempre la stessa cosa").
Non vale la pena, è ovvio, confutare puntualmente le tesi contenute in quel libro. Sono palesemente fuori da ogni argomentazione ragionevole. Però vorrei prendere qualche appunto, prendendo spunto da lui, alcune note sulla simmetria con particolare riguardo alla progettazione ed alla figurazione.
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Bruno Zevi, in quello scritto, individuò nella asimmetria una delle sette regole della architettura moderna (lui le chiamava astutamente "invarianti" per non dire "regole"): "La simmetria è una invariante del classicismo. Dunque l'asimmetria lo è del linguaggio moderno". E io lo fossi, modestamente, direbbe Totò. Ma non stiamo qui a sbertucciare lo Zevi, RIP.
La prima cosa che però pensiamo è: ma accidenti, la figura umana ha un asse di simmetria! Una certa simmetria non è soltanto "schizofrenia conformista", "spreco economico + conformismo intellettuale", "passività o, in termini freudiani, omosessualità" (sic), "sintomo particolare, macroscopico, di un tumore proliferato capillarmente, le cui metastasi sono infinite" e via delirando more Zevii.
Poichè la figura umana ha un asse di simmetria, essa non può essere nemmeno soltanto un aspetto meramente d'abitudine figurativa; qualcosa che ritroviamo spesso in natura in genere; è qualcosa che è connaturato, interno, ad un nostro modo di essere.
Ma ecco: Zevi era tanto più totalitario e folle nel suo odio incondizionato per la simmetria, quanto egli, erroneamente, aveva una concezione totalitaria di questo dato. Perchè la simmetria non è una "legge" incondizionata, checchè qualche esponente della Beaux art possa averne pensato. Mi è sovvenuto un brano di Chersterton:
"Quello che ci turba in questo mondo non è che sia un mondo irragionevole e nemmeno ragionevole; quello che ci turba è generalmente che sia un mondo quasi ragionevole ma non completamente. La vita non è illogica; ma è una trappola per i logici. (…)
Dò un esempio grossolano di ciò che voglio dire: supponete che qualche matematico venga dalla luna a fare dei calcoli sul corpo umano: egli vedrebbe subito che l’essenziale caratteristica di questo è di essere duplice. Un uomo è due uomini, dei quali quello di destra somiglia esattamente a quello di sinistra. Visto che c’è un braccio a destra e uno a sinistra, una gamba a destra e una a sinistra, egli potrebbe andare più in là e troverebbe ancora da entrambe le parti lo stesso numero di dita e poi due occhi, due orecchi, due narici e perfino due lobi cerebrali. Prenderebbe questa per una legge e, trovando un cuore da una parte, ne dedurrebbe che c’è un altro cuore dall’altra. Proprio allora, quando egli si crederebbe sicuro di essere nel giusto, sarebbe in errore."
Ecco: Zevi non tollerava che, adottando in maniera implacabile la simmetria nella composizione architettonica, ne conseguissero errori, storture. Se un errore c'è, allora è tutto sbagliato. Tutto dev'essere asimmetrico. E invece no ... è proprio adottando in modo implacabile la simmetria, o in modo implacabile il suo contrario, che si sbaglia.
"La vita non è illogica; ma è una trappola per i logici.".

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Breve digressione per profani della architettura sul significato di simmetria.
Posso assicurare che tuttora, presso gli architetti, esiste un tabù piuttosto opposto e speculare a quello che si immagina avessero gli accademici paleo-moderni. Se uno disegna qualcosa con un asse di simmetria, tende certamente a vergognarsi e a cambiare schema, questo è assodato.
Il fatto è che la simmetria - lo dice l'etimologia stessa - non dovrebbe designare semplicemente specularità. In realtà, l'identificazione fra simmetria e specularità è qualcosa di prettamente moderno. Altrimenti, non si spiegherebbe per quale motivo Francesco Milizia, nella seconda metà del '700 in Principii di Architettura civile, diede con la massima tranquillità la seguente definizione di simmetria : "La simmetria è una proporzionata quantità di misura, che le parti debbono avere fra loro, e col tutto.
Che un portone per esempio abbia la sua altezza proporzionata alla sua larghezza, e che queste sue dimensioni sietio proporzionate alla grandezza di tutto l' edifizio, questo è quello, che forma la simmetria. Dunque la simmetria vale lo stesso, che la proporzione." (si può leggere, e anche scaricare tutto il trattato del Milizia qui)
E' anche curioso, per molti aspetti, che il neoclassico Milizia, in quel capitolo dedicato alla simmetria, sia privo di granitiche certezze, diversamente da Zevi, che nel suo capitolo dedicato alla asimmetria non sembra sfiorato da dubbio alcuno, specie quando lancia anatemi. Ad esempio, Milizia nega che sia necessaria l'esattezza matematica nelle proporzioni, che potrebbero nella realtà persino rivelarsi dannose. Dopo aver rilevato che la vista è ben più tollerante dell'udito nell'accettare inesattezze nelle misure fra le parti, arriva anche ad affermare : " ... qualsisia attacco alle proporzioni armoniche o di qualunque altra specie è irragionevole, perché quello, che è realmente in una perfetta armonia, produrrà in apparenza la più disarmonica discordanza.
In fatti nei più stimati avanzi dell' antichità , che sono tanto armoniosi alla vista, quale armonia, o semplicità di relazioni si trova nella realtà delle loro parti? Quasi niuna. All'incontro le opere de' moderni hanno tutta l'esattezza delle relazioni reali, e frattanto non producono all'occhio un effetto molto grato."
Milizia osserva, molto sensatamente, che la bellezza delle proporzioni (simmetria) in architettura non è qualcosa di astratto, ma dipende dalla percezione e dai punti di vista che le persone ne hanno.
(continua, in qualche modo, qui)
- Illustrazioni:
1) schizzetti dal treno leggendo Zevi con posacenere magrebino ad un solo asse di simmetria.
2) Pianta della chiesa dell'Abbazia di Staffarda, vicino Saluzzo (CN) dal rilievo di Schomann 1958, con colorazione delle parti murarie. Le fortissime dissimmetrie fra i pilastri di sinistra e destra della navata, chiaramente intenzionali ma più evidenti in disegno che nella realtà (vedi foto navata), costituiscono un enigma.
Qual è il legame fra questa foto e la mia non voglia di continuare a comunicare in rete? Bof ?
Solo 11,3% di votanti ai primi due referendum dopo la prima giornata. Il presidente del Comitato promotore per i referendum, Giovanni Guzzetta denuncia intimidazioni ai seggi e si dichiara pronto al martirio.
Vorrei capire perchè dovrei, come come fanno tutti i nostri giornali, dare per scontato che il 30% dei voti in Iran siano stati "brogliati", in base alle affermazioni dei perdenti alle elezioni.
Vorrei capire perchè, se qualcuno brucia cassonetti e rompe vetrine da noi è un criminale che va mazzuolato, ed in Iran, sempre secondo le stesse persone, devono aprirgli le porte del palazzo governativo.
Vorrei capire perchè tutti i nostri giornali fanno così da una settimana, senza "se nè ma".
L'incertezza della politica iraniana con a fronte le certezze assolute basate su assunti indimostrati dei nostri giornali è tale da farmi venire un dubbio: non è che siamo noi, a vivere in un regime?
"Come sempre i maggiori avvenimenti non fanno, per così dire, rumore ..."
(Fernand Braudel, da "Filippo II", in Scritti sulla storia" edito da Bompiani)
Dopo le elezioni, ufficiale la notizia della vendita di Kaka, anche se era ormai il segreto di pulcinella, tanto che Berlusconi l'ha segnalata come prima causa della flessione elettorale del suo partito. (e chissà, che non abbia ragione?)