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lunedì, 16 novembre 2009

Gatti

Rousseau diceva che chi non ama i gatti (e preferisce i cani), in realtà è un tipo autoritario che desidera che gli si ubbidisca.
Mi sembra
a) il migliore contributo dato da Rousseau alla sapienza umana
b) che tu allora sei autoritario (e io no ... amo il mio gatto, perchè non mi rompe le palle, e il nostro affetto si sviluppa secondo un libero magnetismo. Tranne quando mi sveglio al buio alle 6 del mattino e cerca di farmi lo sgambetto, sfacendomi stramazzare lungo il corridoio)
... ecco, in realtà i gatti desiderano davvero affetto ... mi fa questi dispetti perchè si offende che non lo cago la mattina appena sveglio....
I gatti bisogna capirli, c'è tutta un'arte .... sono quasi come le donne ...

(partano i fischi! ....)
mino
foto di Giugi
postato da: Aragonbiz alle ore 17:56 | link | commenti (4)
categorie: vita quotidiana, umorismo, pensierini
domenica, 15 novembre 2009

(Forse) Contro Platone

athens rid2In questo periodo sto forse facendo passi in avanti per quanto riguarda i miei dilemmi filosofici riguardo alla teoria dell'arte. Già da molti anni, almeno 15, sono convinto che l'autonomia dell'estetico sia qualcosa di estremamente dannoso per la bellezza. Ma il "cubo di rubik" non l'ho ancora risolto.  Due letture recenti hanno rimesso in moto le mie sempre meno elastiche cellule cerebrali. Una, è il primo lavoro di Umberto Eco (Il problema estetico in Tommaso d'Aquino). La seconda (molto differente e direi anche inferiore quanto a spessore, in tutti i sensi), è il saggio di Luigi Zoja, Giustizia e Bellezza, edito da Bollati Boringhieri nel 2007).
Il saggio di Zoja, che non ho ancora terminato di leggere, per quanto lo ritenga spesso poco scientifico, con basi deboli, sbagliato e persino malamente ingenuo per certe cose, tuttavia contiene alcuni spunti validi e un orientamento, un "posizionamento dello sguardo" che mi pare giusto. (1)
Ecco, stamane, mentre rispondevo a Peja sul post precedente, mi è venuto in mente che forse la colpa è di Platone. Non mi riferisco alla celebre condanna dell'arte contenuta ne la Repubblica, ma a quel magnifico dialogo, il mio preferito,che adoro rileggere, una delle letture più importanti della mia vita, il Gorgia
Il Gorgia è un dialogo molto politico, ma non solo, è ricchissimo. In esso si affronta di petto il tema della retorica in rapporto alla ricerca del vero e del giusto.
La sensazione filosofica che ho in questo momento, una cosa così evidente da non averla mai vista, è che il grande responsabile della disgiunzione fra verità e bellezza, giustizia e bellezza sia proprio il vecchio Plato-Socrate, che nel suo combattimento coi sofisti ha perso un pezzo. Ed è da questo particolare che ora mi appare particolarmente chiaro, per la prima volta, quanto Platone sia stato insufficiente, nella sua enorme grandezza di pensatore.
Paradossalmente, è per colpa di Platone che qualcuno oggi può affermare  "la bellezza salverà il mondo".  Un po' come dire che sia il fenomeno dell'irraggiamento che non ci fa morire (dimenticando che i raggi vengono dal sole). Plato ha indotto a pensare che conti solo il sole, non anche i suoi raggi, che ci consentono di vivere, e con piacere. Che si possa parlare di raggi senza sole e sole senza raggi.

Ok, da Platone passiamo ad Aristotele e Tommaso. Chissà se in prossimità del mio 120° compleanno diventerò un seguace della teoria del  "giudizio estetico" kantiano. Nel qual caso, "I hope die before get old".

(1) Una citazione che mi piace di Zoja: " ... a poco a poco l'estetica ha sequestrato la bellezza riducendola al suo interno, poi l'arte ha sequestrato l'estetica e, infine, la specializzazione ha sequestrato l'arte. ... Per questo, camminando per la strada, è diventato difficile incontrare qualcosa di bello".
postato da: Aragonbiz alle ore 08:01 | link | commenti (8)
categorie: arte, pensierini, svolazzi
mercoledì, 11 novembre 2009

Dentro il termine "omofobia" (+ spot Ministero)

Ormai è entrato nel lessico corrente il termine "omofobia".
Nel intendere comune, "omofobia" designa in genere una manifestazione ostile nei confronti della omosessualità.
C'è da rilevare un aspetto anomalo di questo termine sul piano della espressione verbale.
Mentre solitamente le manifestazioni ostili nei confronti di un gruppo di persone viene designato con il prefisso "anti " (antisemita, antiamericano, ecc. ecc.), qui si utilizza invece il suffisso "fobia". Infatti, neppure il più viscerale degli antiberlusconiani viene definito "Berlusfobico" (anche se il termine potrebbe talvolta non essere così inesatto)
Quindi, il termine di per se stesso vincola, in un certo senso, a considerare questi atteggiamenti ostili come una malattia. Una malattia mentale. (claustrofobia, agorafobia, aracnofobia, ecc.)
Una disamina un minimo scientifica del termine "omofobia" dovrebbe pertanto esaminare, mi pare, due nuclei:
1) se una malattia è qualcosa che colpisce una persona suo malgrado, e che fa male alla persona stessa che ne è colpita, esiste una motivazione razionale per definire "malattia" un atteggiamento ostile alla omosessualità? Cioè: a) l'omofobia fa male chi la ha, o a terzi? b) l'omofobia è realmente una malattia? (ossia è una fatalità organica?) Non una posizione mentale, culturale, specifica?
2) Dato che - mi pare evidente - non è propriamente una malattia, per quale motivo il termine "omofobia" è passato senza troppi traumi nel linguaggio corrente e in elementi istituzionali? (parlamento, leggi contro l'omofobia, ecc.). In altre parole, per quale motivo la contraddizione fra il termine che indica una "malattia" e la realtà, per cui essa non può propriamente essere definita una malattia, non si è esplicitata, non è "esplosa"?

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In generale, riguardo al punto 2) questa improprietà linguistica potrebbe essere fatta risalire ad una strategia di comunicazione, e questa spiegazione è anche in parte vera. Indubbiamente i gruppi di rivendicazione politica degli omosessuali perseguono da tempo una strategia volta alla assimilazione della discriminazione della inclinazione sessuale al razzismo (mi è stato giustamente fatto notare che anche il termine "xenofobia" è affine a "omofobia").
L'uso del termine "fobia" è comunque perfetto a questo scopo, perchè connota direttamente come male ciò che designa, senza alcuna possibilità di discussione. Una fobia è una paura irrazionale; è un male. (punto)
Inoltre, è vago: posso farci stare dentro, nella "omofobia", dall'atto criminoso (picchiare una persona perchè omosessuale), al fastidio che si può avere di fronte alla manifestazione di effusioni pubbliche fra due omosessuali, fino ad opinioni diverse alla linea delle associazioni gay. Essendo un termine leggermente improprio e vago, posso metterci dentro di tutto, con la connotazione di male.

Comunque, non ritengo che la spiegazione della "strategia di comunicazione" sia sufficiente. Forse necessaria, ma non sufficiente.


********
Sostengo che la facilità con cui ha preso piede il termine - troppo grezzo, improprio, troppo onnicomprensivo, di "omofobia" - ha anche una ragione nel fatto che molte persone hanno, effettivamente, un senso direi ancestrale di errore, di disfunzione, riguardo alla manifestazione della omosessualità.
E' un fatto quasi meccanico, funzionale, archetipico:  una unione eterosessuale trova risoluzione, riposo, conclusione nella armonia degli opposti. Una unione omosessuale non ha questa perfezione; è costretta a non risolversi mai perfettamente. Questo senso di "avvertimento", fa sì che non si possa mai essere del tutto indifferenti a questo fattore, a prescindere dai fatti culturali, che pure di fatto lo attenuano. 
Questo non significa affatto attuare "discriminazioni" ad personam o per categoria su fatti non pertinenti al fatto specifico. Ad esempio, il fatto che Pasolini fosse omosessuale non costituisce - credo quasi per nessuno - un fattore che condiziona la valutazione delle sue opere in quanto tali (nonostante egli, da uomo e artista vero e coraggioso, abbia esposto e fatto i conti esplicitamente anche nelle sue opere con questa sua caratteristica).
Ancora: Nicola Vendola è stato eletto in Puglia governatore, pur dichiarandosi omosessuale; e questo dimostra che la maggioranza delle persone (anche al sud, in genere considerato "più arretrato") , giustamente, non ritiene influente l'inclinazione sessuale di un candidato riguardo alla sua capacità politica.
Ma questo non vuol dire, non deve voler dire, che si possa essere in toto, sul piano personale e di visione del mondo, indifferenti a proposito della omosessualità. A me pare che quel "segnale di errore" sia del tutto naturale, e, se posso dirlo, salutare. Che poi, in natura, una certa percentuale di persone questo "segnale" non ce l'abbia, avrà pure un senso. Ma ha anche un senso il fatto che una percentuale ben più grossa ce l'abbia.
Tra l'altro, se "non discriminazione" nei confronti delle persone è giusto che si abbia, se ha un valore, essa deve avvenire nella valutazione della differenza, non nella indifferenza, nell'appiattimento.
Tutto il contrario di ciò a cui porta la strategia dell'uso terroristico del termine "omofobia".
Tutto il contrario del senso (apparentemente giusto, o meglio, giusto nei suoi aspetti banali - la non rilevanza della omosessualità in attività lavorativa - ma nell'insieme della sostanza del messaggio solo doppiamente sbagliato) che emerge dallo spot preparato dal Ministero delle Pari opportunità del min, Carfagna: "sii indifferente ... perchè se no sarai tu il diverso".  (come se il problema, la "colpa",  sia essere diversi, nel pensiero e nelle inclinazioni, e non invece nella incapacità di comprendere la diversità)
Eccolo:
postato da: Aragonbiz alle ore 07:55 | link | commenti (13)
categorie: pensierini, democrazia in italia
lunedì, 09 novembre 2009

Figli di Toscani

Notizia rilanciata dal Corriere on line. La rivista "Max" non fa soltanto una rivista per i partners di Barbie, ma si impegna nel sociale :

Muniti di un "guerrilla furgone" e di un videoproiettore da 20mila ANSI lumen abbiamo bombardato di messaggi "anti-eroi" le zone calde della movida milanese: “Tra i 15 e i 24 anni. ECCO L'ETÀ DEI NUOVI EROINOMANI” “ENTRO DUE ANNI GLI EROINOMANI aumenteranno del 40%” “Si fuma si sniffa è bianca ARRIVA LA NUOVA EROINA: occhio a cosa metti sotto il naso”.

Ecco gli slogan con cui abbiamo bersagliato la città. Una campagna voluta da mensile Max e realizzata in collaborazione con l'agenzia
Piano B, che ha collaborato al concept e curato le videoproiezioni. Un viaggio nella notte che ha preso il via dai Navigli per arrivare all'Arco della Pace passando da Porta Ticinese, Corso Garibaldi e che ha fatto sosta anche davanti ad alcuni dei locali più cool della città come i Magazzini Generali, il Plastic e lo Shocking Club.

Bravi. C'è n'era anche un altro ("a Kabul un grammo costa un euro, a Milano 60. Ottimo acquisto"). Sembra una istigazione al commercio in proprio.

A onor del vero, a leggere gli slogan ho seri dubbi riguardo al fatto che la "guerrilla urbana" (si, la chiamano così, è incredibile) sia stata commissionata dal giornaletto o, segretamente, da qualche narcomafia per informare il "target" in vista del lancio del nuovo prodotto. Infatti, il messaggio che, infine rimane è: "c'è un nuovo tipo d'eroina che sta spopolando, dato che il suo consumo non implica il buco e l'individuazione-ghetto sociale dello scimmiato" (*) (provala anche tu).
Leggiamo dal sito della agenzia "Piano B", il suo manifesto:

"PIANO B. Comunicazione dal vivo, strategia diretta, senza mediazioni. E' faccia a faccia, è corpo a corpo, è empatia. E' emozione, sperimentazione, partecipazione e condivisione. L'EVENTO PIANO B. Ideato, costruito, gestito, veicolato, per parlare con il pubblico di un brand. Per fare comunità, per lanciare messaggi che non devono essere cestinati dalla mente."

I vostri messaggi, i vostri eventi, non dovrebbero essere cestinati dalla nostra mente. Molto, molto prima.

 

(*) In realtà, è noto il fatto che già quando eravamo adolescenti, l'eroina si poteva sniffare o fumare (fase tuttavia transitoria, dato che iniettata è assai più efficace); quindi è chiaro che evidenziare questo aspetto indica da un lato un mutamento del consumatore medio, dall'altro un mutamento di strategia di vendita del prodotto e della sua presentazione ("puoi "farti" anche senza divenire un tossico manifesto, un emarginato socialmente, ecc.")
domenica, 08 novembre 2009

sanzenop
Tempera su tavola 67x93 cm  del maestro Andrea Mantegna oggi esposto al Louvre
postato da: Aragonbiz alle ore 13:43 | link | commenti (1)
categorie: arte, vita quotidiana
venerdì, 06 novembre 2009

Oggi, alla presentazione del concorso per la realizzazione di un edificio per servizi nell'ambito di Villa della Regina




eravamo come una muta di cani, avvezzi ad andare avanti ad ossa e cartilagine di carcasse (i randagi), a ciappi e fidocane (quelli da salotto, da guardia o da caccia), di fronte ad un tocco di manzo Waygu di Kobe.

postato da: Aragonbiz alle ore 16:47 | link | commenti (2)
categorie: architettura, vita quotidiana, umorismo
domenica, 01 novembre 2009

Perchè la sinistra (e l'Italia) non ce la fa

"Quando i russi seppero che lo "czar" e lo "zar" erano la stessa persona, fecero la rivoluzione." (Woody Allen)

Ieri su Facebook un amico (l'illustre tastierista Alberto Tafuri, che mi vanto di conoscere prima che avesse il meritato successo come musicista) mi ha fatto leggere, notandolo come un "monstrum" un intervento di Luigi Manconi riguardo alla questione morale Marrazzo. Il link è qui, ma qui riporto il pezzo che mi ha fatto leggere Alberto :

«Il primo tema è quello del cosiddetto Male. Qui si considerano male tutti quei comportamenti che violano le nostre convenzioni e convinzioni morali. Acquistare stupefacenti illegali, accoppiarsi con partner diversi da quelli con cui si vive, fare sesso con prostitute e prostituti, sottrarre denaro pubblico, ricevere tangenti private: sono alcuni degli atti che, in genere considerati riprovevoli, diventano motivo di grave scandalo se adottati da titolari di ruoli istituzionali»,
«Quando simili atti diventano fenomeni collettivi, il giudizio può esprimersi come riprovazione assoluta, ma non è esaustivo. Vanno indagate le radici sociali di quel fenomeno, vanno poste in essere strategie di contenimento e riduzione del danno; e vanno adottate politiche di depenalizzazione
».


A me pare che non ci sia bisogno di dilungarsi sul perchè questa argomentazione sia completamente grossolana e stupida, prima ancora che fiacca e senza senso.
Basti dire questo: come si fa a mettere nella stessa categoria di atti "accoppiarsi con partner diversi da quelli con cui si vive" e "sottrarre denaro pubblico"?  Tanto valeva metterci pure "dire bugie" da un lato e "commettere omicidio con crudeltà e per futili motivi " dall'altro.
Si noti pure che il Manconi parla di "politiche di depenalizzazione" in questo calderone mettendoci dentro atti non sanzionati dal codice penale (quale l'adulterio e l'andare a prostitute). I casi sono due: o Manconi è in malafede, o è completamente idiota.
La cosa non sarebbe motivo di alcuno scandalo, se non fosse che il signore in questione è un opionista con rubrica di un giornale di tradizione fondato da Antonio Gramsci, cioè L'Unità. Dalla sua
biografia su Wikipedia, ricaviamo che egli ha ricoperto importanti cariche istituzionali, è docente universitario, ha avuto una intensa attività di produzione culturale, ha pubblicato libri per editori illustri quali Il Mulino, Feltrinelli, Rizzoli. Ora, una persona siffatta può certamente avere le opinioni che vuole. Ma non ha il diritto di non capire nulla e di scrivere quello che ha scritto. Perchè il diritto di non capire nulla, nella posizione in cui è, non ce l'ha.

Nella biografia di Manconi, scopro che Simone Dessì non è che un suo pseudonimo. Autore di libelli sulla musica pop anni '70 fatti per Savelli. In passato, mi ero spesso chiesto chi fosse quell'imbecille che filtrava in modo intollerabilmente ideologico la "musica giovanile" di quegli anni, che lanciava anatemi e scomuniche su De Andrè  ("esempio magistrale di insipienza culturale e politica") e su  Bruno Lauzi ("banalità + qualunquismo")

Ecco perchè la sinistra non ce la fa. Perchè una volta c'era Gramsci, ora Manconi e Simone Dessi. E sono pure la stessa persona. E restano lì, senza che nessuno li prenda a calci nel sedere.

martedì, 27 ottobre 2009

La scrittura e il sangue, il silenzio e l'amore

Forse si può assimilare la scrittura al sangue. Nel caso di molta scrittura si può dire che si scrive col sangue. Spesso nei blog accade così. Una donazione di sangue nella rete.
Quando ho cominciato a scrivere in un blog, il mio sangue di scrittura era copioso e denso. Forse avevo bisogno di un salasso, diciamo. Sentivo soprattutto la necessità di affermare cose che pensavo e di cui raramente trovavo riscontro in giro, nei giornali o nei media., e che difficilmente esprimi compiutamente nelle chiacchiere di ogni giorno. Ma a volte era una comunicazione davvero gratuita (in tutti i sensi) : avevo bisogno forse semplicemente di buttare sangue, come se traboccasse, come se la pressione fosse troppo alta.
Girando un po' in rete, fra i bloggers, scopri poi che in realtà non eri proprio solo. Strane affinità, a volte intense, con persone diverse; a volte brevi, a volte durature. Affinità anche nella diversità. E poi scopri che quelle cose che pensavi, di cui non trovavi riscontro nei media, in altri modi, ma simili, le pensavano anche altri. E magari anche meglio.
Ecco, ora sento, dopo qualche anno che ho l'abitudine a scrivere in un blog, che il sangue della mia scrittura non è più denso, ed anche meno copioso. Mi sento anemico.
E tutto quel sangue, coagulato nelle pagine, non ha più la lucentezza e il colore grintoso di quando è sgorgato. A rileggerlo, è come diventato bruno, e secco.

E' come se il silenzio, la vita operosa in silenzio, sia ciò che consente al sangue di tornare denso e forte.
Amore, amore, e amore.

 

postato da: Aragonbiz alle ore 23:19 | link | commenti (10)
categorie: vita quotidiana
martedì, 20 ottobre 2009

Calzamaglie turchesi

vittorio_amedeoIIDal vivo è più turchese.
M. MYTENS, Ritratto di Vittorio Amedeo II in maestà (esposto a Venaria Reale)

postato da: Aragonbiz alle ore 17:57 | link | commenti (6)
categorie: design, umorismo
martedì, 13 ottobre 2009

Falsi problemi : il burqa

Inauguro una nuova rubrica: "falsi problemi". Nella "civiltà" della informazione, è fondamentale individuare i falsi problemi. Diciamo pure che il 99% dei "problemi" indicati nei principali mezzi di comunicazione di massa, non sono problemi ... pertanto, occuparsi dei mass media (pronuncia: mass MEDIA ... è latino cazzo! non "midia") vuol dire essenzialmente individuare i falsi problemi, e liberarsene per sempre dalla mente. (* nota in fondo)

Leggo dal Corriere della ser(v)a (che nella edizione on line è qualcosa di veramente orripilante) che la Mara Carfagna lancia l'appello "vietare il burqa nelle scuole" (sopratitolo: "la tolleranza non può diventare una minaccia alla nostra civiltà".).qui
Si, giusto. Uhm ... quanti burqa ho visto in vita mia, in Italia? ... uhm.... nemmeno uno (a parte gli innumerevoli che ho visto in televisione) ... dice, ma dove vivi? Beh, a Torino: che, se permettete, nella zona di Porta Palazzo e di San Salvario verso la stazione è forse la città africana più numerosa in Italia.
A scuola poi, proprio zero.
Dice eh, ma che ne sai? Porca boia, ho 4 (diconsi quattro) figli. La Carfagna quanti ne ha?
Avrò anche un osservatorio limitato. Ma è un osservatorio REALE e non catodico catatonico.
Da quando la mia figlia maggiore frequentava le elementari ad oggi, che la frequenta Margherita, i bambini figli di immigrati stranieri sono aumentati molto (diciamo ad occhio, da circa il 20% al 50% del totale). Mai visto nessun burqa. Nemmeno a carnevale.
Insomma, è un falso problema. Il vero problema - forse, ma magari nemmeno quello lo è - è che la Carfagna, invece di occuparsi di falsi problemi si occupi di problemi veri (ammesso che lo si possa fare in un ministero così balzano, il ministero delle "pari opportunità"), e magari di scodellare qualche figlio, lei che è tanto bellina (e sarebbe un peccato che i suoi cromosomi andassero perduti, per il mantenimento della pura razza italica e per difendere la nostra civiltà). Così, magari, recandosi con il figlioletto a scuola, va a vedere quanti burqa si vedono nelle nostre scuole piene di bambini e ragazzi di genitori di immigrati. 
Nessuno.


(*) nota.
Forse il 99% di falsi problemi  è un po' tanto. Il punto è che alcuni problemi vengono presentati invece come notizie quasi di routine. Ecco, ad esempio un Presidente del Consiglio che dichiara che noi non ci dobbiamo preoccupare perchè alla democrazia ghe pensa lui, chiaramente è un problema grave, che egli scherzasse o no.
Ed è forse soprattutto questo delirio, per cui oggi in Italia le cose più assurde sono vere, mentre le cose ragionevoli sono bandite e ai margini, e tutto genera un'irrealtà fatta di dichiarazioni di megalomani che starnazzano boiate e si rispondono a vicenda,  a costituire un "problema".